L'adozione a scuola

L’adozione a scuola

L’adozione non è una patologia ma una condizione di vita (che durerà tutta la vita) che può far emergere complicazioni legati alla sfera emotiva (e non solo).

“Occorre considerare che alla condizione adottiva non corrisponde un’uniformità di situazioni, e quindi di bisogni, e che i bambini adottati possono essere portatori di condizioni molto differenti che, se poste lungo un continuum, possono andare da un estremo di alta problematicità ad un altro di pieno e positivo adattamento. Non è raro, infatti, incontrare soggetti che presentano benessere psicologico e performance scolastiche nella media, se non addirittura superiori. È, pertanto, molto importante non avere pregiudizi e non dare per scontata la presenza di problematicità nei minori adottati.”

Attraverso una metodologia di accoglienza scolastica appositamente strutturata, il Ministero desidera aiutare questi bambini a crescere in un contesto sano che li aiuti a modulare in modo adeguato le proprie emozioni, non totalmente controllabili con il ragionamento.

 

Le linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati sono un documento redatto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel dicembre 2014 ed aggiornato nell’aprile 2023. Una versione illustrata delle stesse è stata realizzata da Coordinamento Care nell’ambito del progetto “In-classe – Strumenti per favorire l’inclusione scolastica dei bambini adottati e fuori famiglia” finanziato dalla Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione del MIUR.

 

Sono linee guida che ogni scuola deve seguire nel momento in cui viene iscritto un alunno, di cui è stato reso noto che sia adottato.

Cosa sono esattamente?

 

Si tratta di un protocollo che serve a favorire l’inserimento dei bambini adottati all’interno della scuola, indipendentemente da genere e grado.

Premettiamo che i bambini adottati che entrano in famiglia hanno un età scolare. L’età media dei bambini è infatti 6-10 anni (soprattutto provenienti dall’adozione internazionale), e le linee guida hanno in larga parte applicazione alla scuola elementare.

Bisogna innanzitutto capire che tutti i bambini adottati hanno sperimentato sulla propria pelle l’abbandono/l’allontanamento dai genitori biologici e, talvolta, anche dai fratelli. Hanno vissuto in prima persona la solitudine, maltrattamenti fisici o/o psicologici oppure hanno vissuto per un lungo periodo in istituti oppure in famiglie affidatarie. Può anche accadere che abbiano vissuto l’esperienza negativa di un’adozione non riuscita (fallimento adottivo).

 

Molto spesso i genitori adottivi hanno pochissime informazioni sia sanitarie sia relative al loro vissuto. I dossier medici sono carenti o insufficienti ed alcune situazioni potrebbero presentarsi ed accertarsi solo dopo l’arrivo in Italia del bambino. I bambini che giungono dall’estero, attraverso l’adozione internazionale, oltre a tutto già indicato, devono affrontare ulteriori cambiamenti legati alla sfera linguistica, climatica, culturale etc.

Si tratta di cambiamenti che i bambini non hanno chiesto.

Sono stati altri a decidere per loro.

Le principali aree critiche che si evidenziano in un numero significativo dei bambini adottati sono le seguenti. Si ricorda però, che non sono sempre presenti né, tanto meno, lo sono in egual misura in tutti i soggetti:

  1. Difficoltà di apprendimento: DSA o altro
  2. Difficoltà emotive
  3. Difficoltà o ritardi legati al livello di scolarizzazione nei paesi di origine
  4. Bambini con bisogni speciali (special needs) ovvero fratrie numerose – bambini dai 7 anni in poi – bambini con significative problematiche di salute o disabilità – bambini reduci da esperienze particolarmente difficili e/o traumatiche
  5. Età presunta
  6. Preadolescenza ed adolescenza
  7. Apprendimento dell’Italiano come nuova lingua madre
  8. Identità etnica
  9. L’iscrizione a scuola è consentita in qualsiasi momento dell’anno, anche dopo la chiusura delle procedure online, presentando la domanda di iscrizione direttamente alla scuola prescelta.

Vi è la possibilità, in casi particolari (ad es. carente scolarizzazione pregressa, lingua d’origine molto diversa dall’italiano) di inserire il minore in una classe inferiore di un anno a quella corrispondente all’età anagrafica.

Le linee guida recitano inoltre: “I bambini e i ragazzi arrivati per adozione internazionale, qualsiasi sia la loro età, hanno bisogno di essere accolti nel nuovo sistema scolastico con modalità rispondenti alle loro specifiche e personali esigenze legate alla comprensione del nuovo contesto familiare che si va formando e alla conoscenza dell’ambiente sociale che li sta accogliendo. Anche al fine di facilitare e supportare la costruzione dei legami affettivi con le nuove figure genitoriali, sarà possibile, in casi particolari attentamente valutati, procrastinare l’inizio del percorso scolastico di alcuni mesi”.

 

Un accorgimento particolare DEVE essere fatto per i bambini che provengono dall’adozione nazionale, per evitare il reale rischio di tracciabilità e preservare la privacy (finché la procedura di adozione non viene completata, il minore mantiene il cognome del genitore biologico). Anche in questo caso l’iscrizione viene effettuata dalla famiglia affidataria recandosi direttamente presso l’ufficio scolastico. Il nome dei minori verrà trascritto nei registri di classe direttamente con il cognome della famiglia adottante, facendo attenzione che non compaia il cognome di origine in alcun contesto.

I bambini adottati:

  1. Hanno storie difficili
  2. Hanno affrontato e stanno affrontando tantissimi cambiamenti
  3. Devono imparare una nuova lingua (adozione internazionale)
  4. Devono costruire una relazione di fiducia con i nuovi genitori
  5. Non sono da considerare “immigrati”
  6. Sono già cittadini italiani
  7. Hanno genitori italiani e vivono in un contesto culturale italiano
  8. Il passaggio dall’utilizzo della lingua di origine all’italiano è piuttosto rapido
  9. Possono mostrare atteggiamenti molto diversi nei confronti del proprio paese di origine: possono essere bambini nostalgici/orgogliosi oppure rimuovere/rifiutare le proprie origini

La famiglia gioca un ruolo fondamentale:

  1. Fornisce informazioni sulla storia del proprio figlio
  2. Riferisce in merito alla sua scolarizzazione
  3. Sollecita la motivazione e l’impegno nello studio del figlio rispettando i suoi tempi
  4. Mantiene un contatto costante con i docenti, con la disponibilità di avere momenti di confronto sui risultati raggiunti del proprio figlio
  5. Valuta tutte le caratteristiche personali del minore: 
    • Aspetto emotivo
    • Aspetto relazionale
    • Aspetto psicologico
    • Aspetto sanitario

Il dirigente scolastico, insieme alla famiglia:

Stabilisce la classe di inserimento del bambino. Che può essere quella legata all’età oppure al livello di scolarizzazione che il bambino ha ricevuto nel suo paese di origine:

  • privilegiando test non verbali per la valutazione delle capacità cognitive
  • tenendo conto delle informazioni raccolte nella fase di dialogo Scuola-Famiglia
  • tenendo in considerazione le relazioni dei servizi pubblici e/o privati che accompagnano la famiglia in fase post-adottiva
  • proponendo una frequenza progressiva con orario flessibile affinché il bambino si possa integrare in modo ottimale nella classe.

Inoltre:

  • dovrà essere a conoscenza del tipo di adozione (nazionale o internazionale)
  • conoscerà nome e cognome dei bambini e ragazzi (con massima attenzione per i casi di adozione nazionale)
  • si avvarrà della collaborazione di un insegnante referente per l’adozione con compiti di informazione, consulenza e coordinamento
  • potrà valutare la permanenza dell’alunno nella scuola dell’infanzia oltre i 6 anni
  • garantirà il raccordo tra tutti i soggetti coinvolti nel percorso post-adottivo (scuola, famiglia, servizi pubblici e/o privati del territorio)
  • attiverà il monitoraggio delle azioni messe in atto per favorire la diffusione di buone pratiche
  • promuoverà attività di formazione ed aggiornamento (anche in rete).

La scuola ha un ruolo molto importante. Molto spesso sono proprio i bambini adottati a manifestare presto il desiderio di andare a scuola. Soprattutto perché si tratta di un ambiente che per loro è familiare (un luogo con moltissimi bambini e pochissimi adulti). Ma bisogna tener conto di diverse variabili, per avere un inserimento scolastico il meno traumatico possibile:

  1. Il tempo trascorso dall’adozione
  2. L’età del bambino
  3. Lo sviluppo cognitivo ed emotivo
  4. Le esperienze precedenti
  5. La scolarizzazione precedente
  6. L’atteggiamento della famiglia
  7. Limiti/risorse della scuola

La scuola, al suo interno deve avere:

Un insegnante referente formato sulle tematiche adottive. Dovrà essere in grado di offrire alla famiglia:

  • Informazioni sul sostegno psicopedagogico
  • Accoglienza: il referente raccoglie tutte le informazioni essenziali all’inserimento ed alla scelta della classe e informa i genitori sulle azioni che la scuola può mettere in atto
  • Disponibilità a collaborare con altre risorse e servizi del territorio
  • Collaborazione con gli insegnanti di riferimento del minore nelle fasi di accoglienza per:
  1. Renderli partecipi alle specifiche ed eventuali criticità
  2. Monitorare il percorso educativo/didattico in accordo con la famiglia ed i docenti di riferimento
  3. Partecipare, se richiesto, agli incontri di rete con altri servizi, sempre previo accordo della famiglia e dei docenti di riferimento
  4. Supportare la realizzazione di eventuali percorsi didattici personalizzati

Il docente referente raccoglie tutte le informazioni utili ai fini del buon inserimento dei bambini e ragazzi, avvalendosi anche di strumenti, si mette in prima linea per un inserimento ottimale.

Anche il docente ha un ruolo fondamentale nell’inserimento corretto del minore nel:

  1. promuovere un’educazione alla diversità e all’intercultura
  2. promuovere la socializzazione e l’aspetto relazionale
  3. promuovere le modalità di apprendimento e collaborative e rispettare i tempi dell’alunno
  4. riconoscere e supportare la vulnerabilità
  5. essere tutori di resilienza
  6. dare un clima rassicurante ed affettivo
  7. sviluppare un ascolto empatico
  8. fare una scelta accurata dei libri di testo
  9. proporre eventuali tematiche “sensibili” in modo diverso (es. linea temporale, storia personale, albero genealogico etc.)
  10. partecipare ai momenti di formazione mirata sulle tematiche adottive
  11. mantenere un atteggiamento equilibrato, evitando di sovra-esporre gli studenti adottati sia di dimenticarne le specificità
  12. tenere contatti costanti con le famiglie ed eventualmente con i servizi pubblici e/o privati che accompagnano il percorso post-adottivo.

 

Gli Uffici Scolastici Regionali sono responsabili della messa a sistema delle azioni attivate dalle scuole e dovrebbero:

  1. Individuare al suo interno un referente per l’adozione
  2. Predisporre protocolli per formalizzare procedure e comportamento da assumere
  3. Stipulare accordi col Sistema Sanitario Nazionale, Enti locali, Servizi del territorio, associazioni familiari
  4. Costruire gruppi di coordinamento dei referenti di istituto
  5. Promuovere attività di formazione

La continuità è un ulteriore tassello molto importante. La condizione di adottato dura per tutta la vita. Il passaggio tra ordine e grado di scuola, con la discontinuità che ne comporta, può far emergere problematiche e insicurezze.

E’ importante sottolineare che l’entrata nell’adolescenza potrebbe fare riemergere vissuti emotivi. Questa è una fase cruciale in quanto il ragazzo va a definire la propria identità.

 

Sarebbe auspicabile, dal punto di vista del percorso scolastico, che vengano seguiti i seguenti punti:

  1. Accurato scambio di informazioni tra docenti dei diversi gradi di scuola e la possibilità che i ragazzi possano familiarizzare con il nuovo ambiente tramite visite alla scuola e incontro con gli insegnanti prima dell’inizio dell’effettiva frequenza
  2. Particolare cura dei rapporti scuola-famiglia, mediante incontri iniziali ed in itinere per favorire la comunicazione e monitorare i progressi nella maturazione personale e negli apprendimenti
  3. Individuazione di un insegnante all’interno dei consigli di classe che possa rappresentare un riferimento privilegiato per il ragazzo e per la sua famiglia. Questo servirà per orientare e sostenere i ragazzi adottati più fragili dal punto di vista emotivo e relazionale.
  4. L’attivazione tempestiva di interventi ad hoc quando si avvisino difficoltà nell’apprendimento all’inizio del nuovo ciclo scolastico
  5. Una particolare attenzione al clima relazionale di classe, attraverso attività che sensibilizzino gli studenti all’accoglienza, alla valorizzazione delle diversità e all’inclusione

Si ritiene fondamentale venga istituita una rete di coordinamento tre i diversi soggetti in modo da garantire il confronto sulle problematiche che potrebbero eventualmente presentarsi, sia nel momento dell’accoglienza del nuovo studente che successivamente.

L’intervento di competenze diversificate con soggetti esperti in diversi settori è finalizzato al benessere scolastico degli studenti adottati tramite un approccio multidisciplinare.

 

 

In conclusione, la formazione di dirigenti e insegnanti è molto importante. Tutti i soggetti che fanno parte del mondo della scuola, dovrebbero seguire una formazione ad hoc in modo da raggiungere il successo formativo degli studenti adottati.

“La delicatezza e la multidimensionalità della fase post-adottiva, all’interno della quale il benessere scolastico rappresenta un fattore di primaria importanza, rende opportuna una formazione ad ampio raggio che non si limiti all’aspetto didattico-educativo, ma comprenda anche quello psico-sociale, e sia condotta da esperti con una competenza specifica sulle tematiche adottive.”

Esistono delle possibili tematiche a cui far riferimento per costruire un percorso formativo flessibile e calibrato sul bisogno dei vari docenti degli alunni adottati:

  1. Cornice contestuale di riferimento. L’adozione nazionale e internazionale in Italia oggi: dati quantitativi, iter adottivo, caratteristiche dei minori adottati
  2. Complessità del fenomeno adottivo. Storie pregresse dei minori adottati, costruzione delle relazioni nella famiglia adottiva, criticità dell’adolescenza adottiva
  3. Post adozione: i ruoli e i compiti dei diversi soggetti istituzionali, le collaborazioni attivabili per sostenere i benessere scolastico degli studenti adottati
  4. Il minore adottivo e la scuola. Il sistema scolastico e i diversi stili educativi nei paesi di provenienza dei bambini adottati internazionalmente.
  5. L’accoglienza nella scuola italiana. L’avvio e il mantenimento della relazione scola-famiglia, gli aspetti normativi e burocratici, la questione critica della scelta della classe, i tempi e i modi del primo inserimento a scuola
  6. Possibili difficoltà. Effetti dei trauma e le perdite sullo sviluppo emotivo e sull’apprendimento. Come riconoscere bisogni impliciti ed espliciti dei minori adottati e saper leggere eventuali segnali di disagio.
  7. L’alunno adottato in classe. Come creare ambienti di apprendimento per sviluppare capacità collaborative, autostima, percezione di autoefficacia.
  8. Strategie educative e didattiche. Percorsi e strumenti didattici e normativi per far fronte a eventuali difficoltà di apprendimento e/o problemi di comportamento e relazione nei diversi gradi di scuola.
  9. Parlare a scuola di famiglia, adozione, della propria storia personale. Come farlo rispettando i bisogni e la sensibilità dei minori adottati.
  10. La differenza etnica. Come valorizzare le diversità etniche e culturali e impostare progetti di educazione interculturale nelle classi in cui sono inseriti minori adottati internazionalmente.