Le parole dei nonni adottivi e “in attesa”

Primo ciclo, dedicato ai nonni adottivi – 28 febbraio, 13 marzo, 27 marzo – ore 17.00-19.00, Centro per le famiglie di Rimini.

Secondo ciclo, dedicato ai futuri nonni – 20 marzo e 3 aprile – ore 17.00-19.00, Centro per le famiglie di Rimini.

Visto il successo che l’iniziativa ha riscosso nell’anno 2019, ​l’associazione ​“I colori dell’adozione – ODV” ​propone anche per il 2020 il ciclo di incontri “Le parole dei nonni adottivi”.


All’interno di ogni famiglia i nonni hanno da sempre un ruolo davvero speciale e fondamentale per l’evoluzione psicofisica dei nipoti: rappresentano l’elemento di raccordo con il passato, con la storia pregressa, e per questo offrono la straordinaria ricchezza di far sentire gli altri membri della famiglia appartenenti, legati ad una storia in una relazione che dà senso e continuità all’esistere del tempo.


Francesca Mineo, “Adozione. Una famiglia che nasce”


A differenza dei genitori adottivi, che compiono un percorso profondo e progressivo per giungere all’incontro con il proprio figlio, fino a poco tempo fa non era previsto un coinvolgimento della famiglia allargata prima dell’arrivo del/i nipote/i (eccezion fatta per la richiesta rivolta ai nonni di acconsentire o meno all’adozione, in forma di modulo predisposto dai Tribunali).

Eppure, sappiamo, il loro contributo è importante tanto nell’aspetto organizzativo della quotidianità, quanto nel loro ruolo di custodi della storia familiare. E di questo aspetto i bambini adottati hanno una sete particolare: i nonni che raccontano sono in grado di generare un legame attraverso i racconti, di essere accoglienti attraverso i ricordi, di costruire un albero genealogico di cui anche questo bambino è parte.

L’avventura di diventare nonni in questo senso si tinge di entusiasmo ma anche di responsabilità. I nonni adottivi per questo vivono anche timori e dubbi, che a volte possono essere difficili da condividere con i propri figli che si sono dedicati al percorso adottivo.

L’associazione ​“I colori dell’adozione – ODV”​, con il patrocinio del Comune di Rimini ​ha pensato per l’anno in corso di organizzare due cicli distinti, entrambi guidati da due psicologhe del Centro per le famiglie:

– nelle date ​28 febbraio, 13 marzo, 27 marzo​, si incontreranno i nonni adottivi;

– nelle date​ 20 marzo e 3 aprile​, avranno luogo gli incontri per i nonni in attesa, o futuri nonni adottivi.

L’esperienza dei corsi precedenti ha mostrato quanto l’assenza dei genitori adottivi in sede di incontro abbia permesso ai nonni di esternare anche le domande più delicate, di confrontarsi e confortarsi reciprocamente. La presenza di figure neutre ma formate, come le psicologhe, ha stimolato un clima di dialogo e mutuo sostegno.


La ​partecipazione ad entrambi i cicli di incontri è ​gratuita​, ​previa iscrizione​. I posti sono limitati a un massimo di 18 partecipanti sia per il ciclo “nonni adottivi” (3 incontri) che per il corso “nonni in attesa” (2 incontri).

Le iscrizioni sono aperte fino al 24 febbraio, telefonando al numero ​0541 793860 (Centro per le famiglie di Rimini) durante gli orari di apertura del Centro.

Chi è Espérance Hakuzwimana Ripanti?

(E perché desideriamo tanto che la conosciate). Breve introduzione in attesa del nostro incontro presso la Sala del Giudizio del Museo della Città di Rimini:

Sabato 11 gennaio 2020 ore 17

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Espérance Hakuzwimana Ripanti (Rubaya, 1991) vive a Torino; scrive, legge tantissimo e conduce Bookcrossing, un programma che parla di libri su Radio Beckwith. Collabora con associazioni per i diritti umani, tra le quali Razzismo Brutta Storia, e della realtà adottiva. Il suo racconto “Lamiere” è parte della raccolta Future. Il domani narrato dalle voci di oggi, a cura di Igiaba Scego (effequ, 2019). Lo scorso ottobre è uscito il suo primo libro: E poi Basta. Manifesto di una donna nera italiana, edito da People.

È da tutta la vita che sono una persona nera. Non l’ho scelto ma so benissimo cosa vuol dire. Spesso però sono gli altri a non saperlo, a dimenticarlo. Sono nera, italiana, donna, e scrivo.

Espérance è stata ospite de L’Assedio di Daria Bignardi (canale Nove, 6 novembre 2019 – qui il link al video) ed ha raccontato con grande lucidità quali siano le ragioni del suo attivismo. Non una vocazione – ma una necessità – che ha avuto una precisa data di inizio.

Poi, a un certo punto, essere nera e donna è diventato doloroso e ingombrante, faticoso, fuori luogo, pericoloso, e tanto altro. Io che volevo solo restarmene sul parquet di una camera in affitto a leggere tutti i libri del mondo, e il mondo invece ha iniziato a disturbarmi per chiedermi chi ossi, cosa volessi, per cosa avrei dovuto chiedere scusa e quando me ne sarei andata.

Cosa accade infatti quando un figlio adottato nero che cresce in un contesto di persone bianche realizza la propria diversità, ne sperimenta l’eccezionalità, ne subisce la discriminazione?

Espérance è cresciuta fino a 8 anni, dice, sentendosi bianca. Scampata al genocidio che insanguinò la sua terra d’origine, il Ruanda, ed atterrata in Italia con altri 40 bambini provenienti dallo stesso orfanotrofio, trascorse quasi un anno nel centro di accoglienza allestito per l’occorrenza in provincia di Brescia. Poi venne adottata da una coppia di volontari che operavano in quella stessa struttura.

Sono cresciuta tra persone bianche, in una tonalità che non mi apparteneva perché opposta alla mia ma anche l’unica. E in tutto quel bianco mi sono tuffata come “un chicco di uvetta in un bicchiere di latte”. Pensando che fosse normale. E lo era: perché non avevo alternativa, non conoscevo altro, la mia consapevolezza aveva ricevuto fin troppi strappetti e preferivo non pormi il problema di essere diversa.

All’età di 8 anni, appunto, scopre il cartone animato La gabbianella e il gatto. E qualcosa succede: Espérance per la prima volta si percepisce diversa.

Quando appaio in paese con i miei capelli ricci e la mia pelle scura non è né strano né difficile: solo diverso.

La mia storia è mia e quanto ci ho sofferto e riso su lo so solo io, e quello che scelgo di raccontare appartiene a me e può essere capito e non capito, condiviso o non condiviso, vissuto o non vissuto ma comunque, alla fine, rimane mio. E se una cosa è tua vuol dire che ce l’hai dentro e con te cresce, soffre, si trasforma e ti trasforma. Il mio essere donna mia ha trasformato; il mio essere donna e nera mi ha formato negli insulti, negli approcci sessuali degli altri, nel disprezzo, nel pregiudizio e nella mancata considerazione. La mia storia è mia, ed è donna; come la parola, come la rivoluzione e la resistenza. E anche per questo mi piace da morire.

L’Italia è un paese razzista? E noi, quanto lo siamo, più o meno consapevolmente?

C’è una narrazione sbagliata e carica d’odio che sta iniziando a rendere difficile la vita di chi, come me, in questo Paese ci è cresciuto e vuole considerarlo “proprio”. Perché, in chi non ha gli strumenti per comprendere e per capire tutto, si sta insinuando l’idea che l’origine o il colore di un corpo siano molto più importanti della sua dignità e della sua vita. E non è giusto, è terrificante e soprattutto non è una realtà con cui sono disposta a convivere.

Espérance ci invita a riflettere sui nostri atteggiamenti automatici, sulle espressioni che comunemente utilizziamo, e sui pregiudizi radicati, frutto di una cultura post-coloniale che è più diffusa di quanto crediamo. 

È pesante dover rispondere quotidianamente alla domanda: ‘Da dove vieni?’

Se un uomo di cinquant’anni mi vede alla fermata del bus e mi scambia per una prostituta, quando invece vorrei solo andarmene a casa a leggere un libro, significa che in questo paese c’è un problema.

Il nostro invito, insieme alla partecipazione all’incontro del prossimo 11 gennaio presso la Sala del Giudizio del Museo della Città di Rimini, è quello di cogliere questa occasione (e questa lettura) per ascoltare, rispettare, fare tesoro. L’intervista sarà curata da Alice Bigli, libraia e madre adottiva. Ci sarà spazio per le domande e le vostre riflessioni.

Grazie Espérance, a presto! 

Ti chiedo solo questo. Racconta questa mia paura e insieme trasformiamola in forza. Fa’ luce su questa realtà che è diventata ormai quotidiana per me e per un sacco di altre vite, e che rimane sconosciuta agli altri.
Io sto usando tutta la voce che ho e anche il tempo, ma non sono abbastanza. Con qualcosa di minuscolo possiamo fare folla, possiamo fare luce e cambiare le cose.
Questa volta per davvero.

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Club del Libro

Termine per l’iscrizione: 15 dicembre 2019 – Incontri a partire da gennaio 2020.

Ormai lo sapete… Amiamo i libri e ci piace confrontarci e chiacchierare.

Così è nato “LEGGI CHE… TI PASSO UN LIBRO”.
Il primo club del libro a tema adozione.

Se:
– sei maggiorenne
– ami la lettura
– ti va di condividere le tue riflessioni su un libro
– puoi assicurare una partecipazione costante,

questa proposta fa proprio al caso tuo!

Gli incontri saranno serali e dureranno un’ora circa, con cadenza ogni mese e mezzo.

Le iscrizioni saranno aperte fino al 15 dicembre (max 10 partecipanti). È richiesta l’iscrizione a info@icoloridelladozione.org (con una breve presentazione. Sei un genitore, un figlio, un familiare? Un operatore o un’insegnante?) oppure telefonando al numero 3392465271 (anche WhatsApp).